Ha detto/

Berselli, nel 2009, scriveva del PD quel che si potrebbe scrivere oggi. Rileggerlo non fa male.

Altro che un cantiere. Il Partito democratico è in piena turbolenza. Alle componenti conosciute dell’«amalgama mal riuscito» (secondo la realistica definizione di Massimo D’Alema) si sommano di continuo elementi di ulteriore conflitto e disturbo. […] Su questo sfondo, la candidatura di una figura come Pier Luigi Bersani alla guida del Pd, in alternativa a Walter Veltroni, ha un significato che forse non era stato messo in conto. Perché l’entrata in campo di Bersani è figlia di Massimo D’Alema e sorella di un rapporto a filo doppio con la Cgil di Guglielmo Epifani. Parlando del passato, Bersani ha definito «una cavolata» il suo ritiro all’epoca delle primarie veltroniane. È bene che se ne sia convinto. Ma, nello stesso tempo, “il più prodiano dei Ds” dovrebbe avere ben chiaro che la sua scommessa politica non è una iniziativa indolore. Nei modi in cui la sua azione si sta sviluppando, ci sono serie probabilità che venga interpretata come un tentativo di caratterizzare nuovamente il Pd come erede del Pci; e questo può alimentare contrasti nei gruppi dirigenti e perfino ulteriori tentazioni scismatiche. Queste cose succedono allorché le aggregazioni politiche non controllano la loro struttura operativa e “istituzionale”.

 

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2 marzo 2017
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